Causality and Symbolic Order. Some notes on Bourdieu’s theory of classes.

Bourdieu classe (2)Introduction to the seminar on April 16th, 2015  – Officina Bourdieu

 Alessandro La Monica

The notion of social class is a dominant theme in Bourdieu’s social theory. Since the early writings of the ’60s, to the last works of the ’90s passing through La Distinction, social class has been at the center of his reasoning as interpretive and explanatory category of social action.

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Riprendono le attività dell’Officina Bourdieu –

pierre-bourdieuGiovedì 16 aprile, presso la sede distaccata del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Pisa  (via Colombo, 35), riprenderanno ufficialmente le attività seminariali dell’Officina Bourdieu. In questa occasione il dottor Alessandro La Monica discuterà il tema:

«Causalità e ordine simbolico.  Alcune note sulla teoria delle classi sociali di Bourdieu».

Il seminario è aperto al pubblico. 

 

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Durkheim e Bourdieu, un’occasione di riflessione

Siamo lieti di invitare tutti gli interessati ad un’ importante occasione di dibattito e di confronto organizzata dal nostro gruppo di studio. 

Prof.ssa Emanuela Susca

Università di Urbino

Tra coscienza collettiva e violenza simbolica: l’eredità di Durkheim in Pierre Bourdieu

Giovedì 15 maggio Ore 15:00

Dipartimento di Scienze Politiche, Aula Magna – via Serafini, 3

http://www.officinabourdieu.it

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Althusser e Bourdieu: un’introduzione

Louis Althusser

Louis Althusser

a cura del dott. Francesco Marchesi *

(introduzione al prossimo seminario del gruppo di studio: mercoledì 12 febbraio 2014, sede distaccata del Dipartimento di Scienze Politiche in via Colombo, 35, Pisa)

Ideologia e apparati ideologici di Stato è forse il testo che, nell’ambito della produzione di Louis Althusser, ha conosciuto più ampia diffusione. Come spesso accade rispetto ad opere molto lette e commentate la ricezione prevalente ha seguito le tensioni proprie della congiuntura in cui il testo è venuto ad inscriversi, nell’occasione, le trasformazioni e la temperie culturale immediatamente successiva al Maggio parigino. Dalla sociologia dell’educazione alla teoria politica, molti sono stati i campi che hanno creduto di cogliere nelle dense e polemiche pagine althusseriane consacrate al j’accuse contro l’istituzione scolastica ed alla lugubre definizione di totalizzanti apparati ideologici di Stato, una risposta immediata ai quesiti centrali della propria disciplina. Dibattiti e discussioni tutt’altro che sterili ma, senza dubbio, datati.

Una rinnovata attualità di questo testo, testimoniata almeno in parte dalla recente nuova pubblicazione francese di Sur la reproduction, il più lungo documento originario da cui Ideologia è stato estrapolato dallo stesso Althusser, è rintracciabile forse in una lettura in chiave epistemologica e formale, sebbene non meno politica rispetto alla ricezione originaria: è in effetti, quella che troviamo in queste pagine, una teoria dell’efficacia della dimensione del simbolico, ossia dell’ideologia, delle condizioni di possibilità della trasformazione, dunque della riproduzione delle formazioni sociali, della costituzione ed interpellazione degli individui, soggettivazione ed assoggettamento allora piuttosto che soggettività.

Tre aree di interesse inestricabilmente connesse che, infine, circoscrivono un terreno non distante da quello praticato dai classici della tradizione delle scienze umane francesi a noi più prossima, nella quale un posto di particolare rilevanza spetta all’opera di Pierre Bourdieu. In questo quadro la relazione si articolerà in una ricostruzione del contesto dell’opera ed in una schematica definizione dei tre assi portanti che la attraversano, al fine di favorire una discussione centrata sulle posizioni del grande sociologo, non raramente critiche rispetto alla scuola althusseriana.

*dottorando presso la Fondazione San Carlo di Modena, collabora con la cattedra di Storia della filosofia del Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa
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Nuovo appuntamento. Confronto fra Bourdieu e Althusser

Il prossimo seminario del gruppo si terrà mercoledì 12 febbraio, ore 15:30, presso la sede distaccata del Dipartimento di Scienze Politiche in via Colombo, 35, Pisa.
Il dott. F. Marchesi terrà un seminario su Althusser e Bourdieu a partire dal testo Ideologie e apparati ideologici di Stato.

L’incontro è aperto a tutti gli interessati.

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“La sociologia economica di Pierre Bourdieu”. Prof. Angelo Salento

Di Alessandro La Monica

salento3È iniziata con la lezione del prof. Salento (Università del Salento) la seconda fase del “Seminario permanente su Pierre Bourdieu” per l’a.a. 2013 – 2014.  La lezione del prof. Salento ha puntato a mettere in luce, senza mai lasciarsi trascinare nell’esposizione dall’utilizzo di generalizzazioni o di interpretazioni sintetiche e riduttive dell’opera di Bourdieu, gli aspetti centrali della sociologia economica del sociologo francese

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Donne che odiano le donne. Una lettura “à la Bourdieu” della polemica su Laura Boldrini

Il post che segue è stato originariamente pubblicato sul mio blog personale. Si tratta di un tentativo di analisi e contestualizzazione, che fa largo uso delle categorie elaborate da Bourdieu, delle polemiche (soprattutto femminili) che hanno investito Laura Boldrini lo scorso settembre, quando, durante un incontro pubblico, lamentò la massiccia presenza di stereotipi “casalinghi” nella raffigurazione della donna offerta dalla pubblicità. (Naturalmente, trattandosi di un post apparso su un blog e condiviso sui social network lo stile è piuttosto informale).

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Premessa necessaria. Questo non è un post pro o contro Laura Boldrini. Il punto non è condividere o meno le sue affermazioni sulla presenza massiccia di stereotipi di genere nei media e, in modo particolare, nella pubblicità. (Per inciso: sono convinta che abbia ragione. Anzi, ascoltando nuovamente, e con maggiore attenzione, il suo intervento, ritengo che per certi versi sia stata fin troppo morbida e forse un po’ generica. Ma di questo dirò meglio al termine dell’intervento). E del resto la Rete ha la memoria corta: la polemica, nei termini in cui è stata impostata,  già puzza di stantio. 

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Capitale simbolico e stile della vita in Pierre Bourdieu di Vincenzo Mele, pubblicato in “Sociologia e ricerca sociale”, n. 84, 2007.

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Review of “Bourdieu dopo Bourdieu” (Bourdieu After Bourdieu), edited by Gabriella Paolucci. Torino: UTET, 2010.

Review of “Bourdieu dopo Bourdieu” (Bourdieu After Bourdieu), edited by Gabriella Paolucci. Torino: UTET, 2010. Page 316, € 26.

 (Review published in “Sociologica”, n.3/2010).

The collected volume “Bourdieu After Bourdieu” is one of the first relevant debate on the work of the French sociologist in Italy. This may appear strange to the international academic community, if we consider that Bourdieu died in 2002 and well before that date he was one of the most quoted author in the field of the social sciences.

The structure of the book reflects partly the sui generis Italian reception: most of the authors have an eccentric geographical and disciplinary itinerary. Some of them are not Italian or have a trans-disciplinary competence that goes beyond sociology (linguistic, literature, history); and, above all, all of them do not come from the mainstream Italian academic sociology, even if this (of course) doesn’t affect the validity of their contributions. The book is structured in three parts: the first one is mainly dedicated to B’s epistemology. Here we can find articles on “beyond subjectivism and objectivism in Pierre Bourdieu” (Marco Pitzalis), “B’s sociology of sociological interests” (Grazia Scarfò Ghellab) and the relationship between sociology and politics (David Swartz). The second part offers an analysis of B’s major key concepts, that have become popular in contemporary social theory: habitus’s theory (Gisèle Sapiro), the field (Anna Boschetti), the capital (Marco Santoro), the symbolic violence (Gabriella Paolucci). The last part is dedicated to B’s social theory on education and social reproduction (Franca Bonichi), sociology of science (Alessandro Mongili) and to a detailed map of B’s presence and relevance in the Italian sociology from the seventies to the present (Angelo Salento).

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Viaggio nella sociologia di Bourdieu: un percorso da condividere

Il nostro gruppo di lavoro nasce nel 2011 con lo scopo di approfondire i contenuti della sociologia di Pierre Bourdieu e di verificare l’applicabilità degli strumenti metodologici e teorici elaborati dallo studioso francese in contesti differenziati. Ciascuno di noi, infatti, proviene da esperienze diverse di studio e ricerca  ma tutti abbiamo colto nel particolare (e per molti versi provocatorio) approccio di Bourdieu alla ricerca sociologica non solo elementi di interesse accademico ma, soprattutto, la possibilità di guardare alle contraddizioni irrisolte del nostro tempo con uno sguardo allo stesso tempo critico e appassionato. Non a caso abbiamo scelto come motto per il nostro blog proprio la frase (dall’omonimo libro – intervista pubblicato in Italia nel 2004) Il mondo sociale mi riesce sopportabile perché posso arrabbiarmi. 

Ci siamo incontrati a intervalli più o meno regolari per confrontare le nostre letture di Bourdieu a proposito dei  rispettivi ambiti di interesse: dalla filologia classica alla storia del Risorgimento, dall’educazione alle dinamiche relative alla costruzione dell’opinione pubblica, dal confronto con altri classici del pensiero sociologico all’interpretazione dell’odierna società americana, dai nuovi modelli di giornalismo partecipativo alle forme di violenza simbolica nella Rete.

Giunti a questo punto del nostro percorso, tuttavia, abbiamo sentito il bisogno di allargare il nostro raggio di azione. È nata così l’idea di questo blog che già nel nome, “Officina Bourdieu”, mostra il suo carattere sperimentale. Si tratta, in definitiva, di una sorta di laboratorio che mira a socializzare gli spunti di approfondimento che via via si presenteranno ma, soprattutto, a divulgare il pensiero di Bourdieu oltre la cerchia degli specialisti.

È vero che l’opera di Bourdieu, da questo punto di vista, sta godendo nel nostro Paese di una visibilità via via maggiore  presso un pubblico più ampio, anche in virtù dell’impegno apertamente militante che caratterizzò l’ultima parte della sua vita: ma, allo stesso tempo, bisogna ammettere che l’apparente facilità di certe espressioni riconducibili alla sua elaborazione teorica (come i concetti di habitus, capitale, campo, violenza simbolica, dominio maschile etc.) rischia di banalizzare un pensiero in realtà assai complesso, che si è sviluppato  in una produzione scientifica imponente (senza contare i numerosi interventi pubblici). Il nostro intento, speriamo non troppo ambizioso, è quello di contribuire alla conoscenza diffusa di questo autore senza tuttavia derogare al necessario rigore interpretativo.

In questo cercheremo di seguire la lezione dello stesso Bourdieu. Nel 1996 Bourdieu non esitò a registrare due trasmissioni televisive con lo scopo dichiarato di «tentare di uscire dai limiti del pubblico che normalmente frequenta i corsi del College de France». E questo allo scopo di denunciare proprio in televisione i rischi che la stessa televisione, a suo avviso, faceva correre alla «sfera della produzione culturale» nonché alla vita politica e alla democrazia, nella speranza che le sue analisi potessero «concorrere a fornire utensili o armi a tutti coloro che, nel loro lavoro con l’immagine e sull’immagine, si battono perché quello che avrebbe potuto divenire uno straordinario strumento di democrazia diretta non si converta in uno strumento di oppressione simbolica» (Pierre Bourdieu, Sulla televisione, 1996). Oggi la Rete, per molti versi, si trova nel medesimo pericolo: minaccia di trasformarsi da ambiente di condivisione e di arricchimento della conoscenza e dell’informazione in spazio colonizzato da populismi e demagogia, in luogo di marketing, manipolazione e conformismo. Contribuire sia pure con un semplice blog di approfondimento come il nostro a mantenere sano l’ambiente (si perdoni la metafora), attraverso le ricerca, la critica, l’argomentazione, in fondo corrisponde a quella idea di sociologia come “sport de combat”, pronta a mettersi in gioco all’esterno dei recinti accademici, in una sorta di corpo a corpo con i dati dell’esperienza concreta,  che Bourdieu ha sempre praticato: o, almeno, noi ce lo auguriamo.  

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